Imu e Tasi 2016, cosa cambia dal 1° gennaio 2016

Dal 2016 non si dovrà più pagare la TASI sulla prima casa. Novità anche in tema di IMU, per quanto riguarda gli immobili a destinazione speciale. di Stefano Setti – mercoledì, 11 novembre 2015 tratto da Consulenza, n. 43/2015” 

Il DDL di Stabilità per il 2016, oltre a disporre l’esenzione dalla TASI per l’abitazione principale e le relative pertinenze ed a rivedere le disposizioni che regolano la tassazione dei terreni agricoli, prevede che in sede di determinazione della rendita catastale degli immobili a destinazione speciale (gruppi D ed E) non si debba tenere conto dei cd. “imbullonati”, cioè del valore dei macchinari ed impianti fissati ai fabbricati ad uso produttivo (tassabili) delle imprese.

L’art. 4 del DDL Stabilità 2016 (nella versione ad oggi disponibile e che potrà essere oggetto di revisione nella fase di discussione parlamentare che porterà alla formazione definitiva della legge che verrà pubblicata), prevede dal 2016, considerevoli modifiche in tema di IMU e TASI.

Infatti, viene stabilità l’esenzione TASI per l’abitazione principale fatta eccezione per gli immobili classificati nelle categorie A/1, A/8 e A/9 (di lusso), inoltre, i coltivatori diretti e IAP non saranno più tenuti a versare l’IMU per i terreni agricoli da loro posseduti e condotti.

Notevole importanza riveste la previsione secondo la quale, sempre dal 1° gennaio 2016, la determinazione della rendita catastale degli immobili a destinazione speciale e particolare (gruppi catastali D ed E) sarà effettuata, tramite stima diretta, tenendo conto del suolo e delle costruzioni, nonché degli elementi ad essi strutturalmente connessi che ne accrescono la qualità e l’utilità.

Da tale valutazione catastale saranno esclusi i macchinari, congegni, attrezzature ed altri impianti, funzionali allo specifico processo produttivo.

Imbullonati: novità dal 1° gennaio 2016

In tema di “imbullonati”, si ricorda che la legge di Stabilità 2015 aveva blindato la determinazione delle rendite catastali delle unità immobiliari a destinazione speciale (fabbricati appartenenti al gruppo catastale D) e particolare (fabbricati appartenenti al gruppo catastale E), disponendo che la rendita si applica secondo le istruzioni fornite dall’Agenzia del Territorio con Circ. n. 6/2012, recante i profili tecnico-estimativi concernenti la determinazione (mediante stima diretta) della rendita catastale delle unità immobiliari a destinazione speciale e particolare.

Ne consegue che nella determinazione della rendita catastale vanno considerati i macchinari e gli impianti (forno, pressa, carroponte) che, in via ordinaria, contribuiscono ad assicurare alla relativa unità immobiliare una specifica autonomia funzionale e reddituale stabile nel tempo, a prescindere da come detti macchinari e impianti siano stati uniti agli elementi strutturali dell’unità immobiliare stessa.

Più nel dettaglio (così come sancito dalla Cassazione: sentenze n. 9693/2015 e n. 9541/2015), nella determinazione della rendita catastale si deve tener conto di tutti i macchinari e gli impianti che caratterizzano la destinazione dell’unità immobiliare (senza i quali il fabbricato perderebbe le qualità che contribuiscono a definirne la specifica destinazione d’uso) e che al tempo stesso siano caratterizzati da specifici requisiti di “immobiliarità”, indipendentemente dal sistema di “ancoraggio” utilizzato per il collegamento alla costruzione.

Ora, l’art. 4, co. 9 del DDL Stabilità 2016 prevede che dal 1° gennaio 2016 la determinazione della rendita catastale degli immobili a destinazione speciale e particolare, censibili nelle categorie catastali dei gruppi D ed E, è effettuata, tramite stima diretta, tenendo conto del suolo e delle costruzioni, nonché degli elementi ad essi strutturalmente connessi che ne accrescono la qualità e l’utilità, nei limiti dell’ordinario appressamento. Inoltre, viene previsto che sono esclusi dalla stessa stima diretta:

  • macchinari,
  • congegni,
  • attrezzature,
  • ed altri impianti funzionali allo specifico processo produttivo.

Con riferimento, invece, ai fabbricati già censiti nei gruppi catastali D ed E (opifici, alberghi, teatri, stazioni per servizi di trasporto), secondo quanto previsto dai successivi commi 10, 11 e 12 del citato art. 4, i soggetti interessati potranno presentare, dal 1° gennaio 2016, gli atti di aggiornamento ai fini della rideterminazione della rendita catastale, nel rispetto dei criteri sopra citati, attraverso la procedura informatica DOCFA (di cui al D.M. n. 701/1994).

Attenzione

Considerato che la norma fa puntuale riferimento alle “categorie catastali dei gruppi D ed E” sembra ragionevole ritenere che i fabbricati oggetto di rendita “proposta” siano quelli adibiti ad uso commerciale (D/7 e D/8) e rurale (D/10), oltre a quelli a uso industriale (D/1), inoltre, l’alleggerimento del prelievo fiscale dovrebbe riguardare anche altri tributi come, ad esempio, la TASI e le imposte sui redditi.

Sulla base di quanto sopra ne deriva che:

  • la rendita “proposta” avrà effetto retroattivo dal 1° gennaio 2016, in deroga all’art. 13, co. 4 del D.L. n. 201/2011 (convertito in Legge n. 214/2011), se l’atto di aggiornamento catastale sarà presentato entro il 15 giugno 2016 (il 16 scade il termine di pagamento della prima o unica rata dell’IMU 2016);
  • la rendita “proposta” avrà effetto innovativo dal 1° gennaio 2017, se l’atto di aggiornamento catastale sarà presentato dopo il 15 giugno 2016.

Come anticipato, l’Agenzia delle Entrate avrà tempo fino al 30 settembre 2016 per comunicare al Ministero dell’Economia, con riferimento agli atti di aggiornamento ricevuti, i dati relativi, per ciascuna unità immobiliare, alle rendite “proposte” e a quelle già iscritte in catasto al 1° gennaio 2016

di Stefano Setti – mercoledì, 11 novembre 2015 tratto da Consulenza, n. 43/2015” (con link a https://www.consulenza.it/page/go/doc/34608