Magazzino: la gestione delle rimanenze

Le rimanenze di magazzino: classificazione e valutazione

gestione delle rimanenze di magazzino

La gestione delle rimanenze, insieme a quella dei ricavi, risulta essere un’attività obbligatoria per la corretta tenuta della contabilità di magazzino.
Le rimanenze di magazzino includono tutti i beni destinati alla vendita e quelli che concorrono alla loro produzione, nella normale attività dell’impresa. Secondo quanto stabilito dall’art.2424 del Codice Civile, rientrano all’interno dell’ “attivo circolante” di un’azienda e si classificano in:

  • materie prime, sussidiarie e di consumo;
  • prodotti in corso di lavorazione e semilavorati;
  • lavori in corso su ordinazione;
  • acconti.

I beni in giacenza in magazzino solitamente comprendono le seguenti classi:

  • materie prime: acquistate da terzi e utilizzati per realizzare prodotti finiti;
  • materie sussidiarie: utilizzate per il completamento di un prodotto;
  • materiali di consumo: usati direttamente nel processo produttivo;
  • merci: beni destinati alla vendita senza essere ulteriormente lavorati;
  • prodotti in corso di lavorazione: beni che ancora non hanno completato il ciclo di lavorazione;
  • semilavorati: beni che, seppur non hanno completato il ciclo di lavorazione, hanno raggiunto una certa identità;
  • prodotti finiti: pronti per la commercializzazione.

All’interno del conto economico i valori delle rimanenze non sono espressi in forma esplicita ma appare solamente, così come previsto dalla normativa (art.2425 C.C.), la loro variazione finale.

La valutazione delle rimanenze

Le rimanenze in giacenza devono essere valutate seguendo una delle 3 modalità:

  • valutazione al ricavo netto presunto;
  • scissione del margine in corso di formazione;
  • valutazione al costo.

Solitamente il metodo più utilizzato è quello della Valutazione a Costo (necessario per la compilazione del bilancio).
Con il termine “Costo” si fa riferimento alle “spese sostenute per ottenere dei beni” e pertanto risulta necessario valutare il loro valore sul mercato. Nei casi in cui il valore di mercato è maggiore del valore del costo si parla di “costo storico” che è il risultato della somma tra:

  • il costo di acquisto dei beni: ossia l’importo che si desume dalla fattura emessa dal fornitore;
  • il costo di fabbricazione: ossia l’insieme delle spese sostenute dall’impresa per la produzione del prodotto. Ed è costituito da:
    • costo dei materiali utilizzati;
    • costo della manodopera;
    • costi indiretti per la produzione;
    • quota delle spese relative alla produzione.

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