Commercianti in crisi: cessa l’attività indennizzo INPS di supporto

di Bruno Benelli

I commercianti che entrano in crisi, chiudono bottega e riconsegnano le licenze, hanno diritto all’indennizzo Inps se hanno già versato almeno 5 anni di contributi e hanno un’età di almeno 57 anni se donne e 62 se uomini.

Ora l’Inps detta le ultime istruzioni, chiarendo che l’indennizzo – pari alla pensione minima, quest’anno 501,38 euro al mese – non è compatibile con la pensione di vecchiaia (essendo per natura anteriore ad essa ed essendo pagato proprio perché il soggetto non ha i requisiti per la pensione vera e propria).

E’ invece compatibile e quindi pagabile se l’interessato ha raggiunto i requisiti per la pensione anticipata o di anzianità nella gestione commercianti. E lo è anche con l’assegno sociale Inps, a condizione in questo caso che il soggetto non abbia un reddito personale superiore a 5.819 euro lordi annui.

Durante il periodo di indennizzo Inps accredita i contributi figurativi di modo che al momento opportuno i commercianti possano avere una pensione calcolata anche sui periodi in cui gli interessati non hanno svolto alcuna attività.

Con l’elevazione delle età minime per la pensione introdotte dalla legge Ferrero l’indennizzo viene pagato per un lungo periodo, per cui ancor più si rivela un ancora di salvataggio per chi senza di esso resterebbe senza alcuna fonte di reddito.

Facciamo alcuni calcoli.

La donna prende l’indennizzo massimo da 57 anni a 63 anni e 9 mesi, quindi per 7 anni + 9 mesi. Tenuto conto di 13 mensilità l’anno nel complesso avrà dall’Inps 100 mensilità: qualcosa come 51 mila euro circa, tenuto conto delle perequazioni annuali della pensione minima.

Per gli uomini l’incasso è più contenuto: dura al massimo 4 anni e 3 mesi. Riceveranno nel complesso 55 mensilità per un importo di oltre 28 mila euro.