Pensioni: indennità integrativa al 60% nuovo intervento della consulta

di Bruno Benelli

Ennesimo no della Corte costituzionale ai titolari di pensioni ai superstiti che ricevono nell’ambito del pubblico impiego l’indennità integrativa speciale (Iis, in pratica la ex scala mobile) ridotta al 60 e non più al 100% come invece è stata pagata fino alla legge Dini del 1995.

Nel mese di agosto di quell’anno il Parlamento parificò le norme del pubblico impiego a quelle Inps del settore privato, nel quale gli aumenti dettati ogni anno a titolo di perequazione sono inseriti direttamente nella pensione e non confinati in una voce a parte, con il risultato che anche l’indennità integrativa è caduta nel taglio del 40% (effetto voluto proprio dalla legge).

Perciò, ad esempio, una pensione diretta statale di 1.800 euro si trasforma per il coniuge superstite in una rendita di 1.080 euro, nella quale pensione vera e propria e indennità sono un tutt’uno.

La quota di pensione pagata nella misura del 100% sotto forma di Iis ha continuato a essere pagata a chi era già in pensione, ma con il “riassorbimento” della eccedenza (la parte non tagliata) sui futuri adeguamenti.

Il colpo di grazia è venuto poi dalla finanziaria 2007 (legge n.296/2006), che ha ridotto l’indennità al 60% per i superstiti, che hanno avuto la pensione dopo la legge Dini, anche nei casi in cui la pensione diretta del defunto era iniziata prima di tale riforma.

Su questo punto la Corte dei conti siciliana ha sollecitato l’intervento della Consulta, la quale però, in linea con le precedenti decisioni, con sentenza 227 del 26 settembre 2014, ha di nuovo bocciato la richiesta, sostenendo tra l’altro che nei “rapporti di durata” (quali sono i rapporti di lavoro che terminano con la quiescenza) nessuno può fare affidamento sulla immutabilità delle leggi.