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(da BuonLavoro n.4/2011, Buffetti Editore)
Sempre più aziende, soprattutto quelle con un notevole numero di impiegati, sono interessate a investire nella formazione di manager e dipendenti.
Non solo sul piano delle competenze tecniche di settore, ma anche con l’obiettivo di accrescere le capacità di reazione del personale davanti alle sfide.
Al punto che il cosiddetto coaching, termine mutuato dal mondo dello sport ma ormai di uso comune anche nell’universo aziendale per indicare un training personalizzato volto a raggiungere un determinato obiettivo, scopre nuove frontiere.
E sempre più tende a distinguere i percorsi di coaching collettivo, che tendono a sviluppare capacità collaborative e di ascolto, da quelli individuali, maggiormente orientati ad aumentare la consapevolezza delle proprie capacità e la sicurezza di poter emergere nel proprio contesto professionale.
Un trend che trova conferma anche nel successo di alcuni istituti, come il britannico Newcastle College, al cui corso di diploma di coaching, nei primi quattro anni di attività, si sono iscritti ben 15mila studenti.
Del resto secondo il Chartered Institute britannico, il 51% delle imprese inglesi considera il coaching un elemento centrale all’interno della propria strategia aziendale e ben il 90% dichiara di utilizzarlo in azienda. Dati confermati anche dalla ricerca del 2011 dell’agenzia britannica AQ Research, secondo la quale l’80% degli enti campionati ha usato questo metodo in azienda, con picchi del 90% nelle imprese con oltre 2000 dipendenti.
Le attività utilizzate nel coaching per raggiungere lo scopo sono molte e diverse. Fatto sta che ultimamente si ricorre sempre più spesso a veri e propri giochi come, per esempio, le cosiddette “Cene con delitto”.
Di fatto si partecipa in gruppo a una cena che culmina con un (finto) delitto e conseguenti indagini investigative. Lo scopo, evidentemente, è trovare l’assassino prima degli altri.
Si tratta di un tipo di esperienza che si adatta benissimo ai percorsi di training collettivo, per esempio dividendo i partecipanti in diverse squadre e puntando molto sulla collaborazione reciproca, ma anche al coaching individuale che in questo caso tende a far leva sulla competizione in vista della vittoria finale. Per avere un’idea della varietà di attività tra il ludico e lo sportivo utilizzate con successo come tappe di un percorso di coaching, basterà nominarne un paio, molto diverse tra loro.
Il Team sailing, ovvero l’avventura in barca a vela che parte dall’analogia barca/azienda, per esempio è molto utilizzata sia per la formazione di manager che per il training collettivo. Mentre per una prova tutta individuale che sappia tirare fuori tutte le risorse del singolo si può optare per un’adrenalinica corsa su un circuito di go-kart, ideale per testare il sangue freddo dell’allievo.
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