Tutti gli articoli Buffetti sono in vendita su Buffetti Shop
(da BuonLavoro n. 4/2011, Buffetti Editore)
Per tentare un approccio metodico alla questione vale la pena dividere i lavoratori in due macro-universi: coloro che consumano il pasto in ufficio, davanti al computer o in simil cucine e sale snack, e chi invece chiude il laptop ed esce all’aria aperta. Per questi
ultimi il mondo fuori dall’ufficio è sempre più una giungla, e fretta e risparmio rischiano di far passare in cavalleria diete e salute, in Italia come all’estero, tanto che perfino l’Unione Europea ha dichiarato guerra alla pausa pranzo all’insegna dei grassi e dell’alimentazione sregolata. E ha lanciato in sei Paesi dell’Eurozona, tra cui anche l’Italia, la campagna Food, ovvero Fighting Obesity through Offer and Demand. La mission è quella di offrire, al più alto numero possibile di lavoratori, pasti bilanciati adatti a una pausa pranzo salutare, ma non per questo meno golosa. Per fare questo è stato messo in campo un partenariato tra una società leader nel settore dei buoni pasto come la Edenred e il marchio Ticket Restaurant.
Per ora sono cinquantaduemila i consumatori che hanno toccato con mano, e non solo, l’iniziativa, e ben cinquemila i ristoranti coinvolti nei sei Paesi. Se poi nella lista su internet non trovate vicino al vostro posto di lavoro uno tra i mille bar, ristoranti e tavole calde che hanno già aderito a Food, dovrete tenere duro, evitare grassi e non eccedere con il pane. Il tutto senza dilapidare tutto lo stipendio.
Già, perché la questione economica ha un notevole peso sulle scelte, spesso sregolate, che accompagnano i nostri pranzi quotidiani. Soprattutto alla luce di un recente rapporto dell’Osservatorio nazionale di Adusbef e Federconsumatori, secondo il quale i prezzi nei bar e nelle tavole calde sono schizzati in alto segnando, negli ultimi dieci anni, un aumento del 123% medio. Solo nel 2011 i listini hanno segnato un più 3% rispetto all’anno precedente. Mangiare fuori, secondo l’Osservatorio, può arrivare a costare anche 12 euro. E non per un menù completo ma per un piatto di pasta, una macedonia, un caffè e l’acqua.
Facendo un breve calcolo, si tratta di più di 250 euro al mese per la pausa pranzo. E non c’è espediente che tenga: ad aumentare sono state tutte le voci del mangiar fuori, dai tradizionali tramezzini alla pizzetta rossa passata dal corrispettivo di 0,77 euro del 2001 ai 2,30 del 2010. Aumenti da capogiro anche per il classico piatto di pasta, passato dall’equivalente di 2,32 euro a 5,80 euro.
Ed è proprio l’Osservatorio a confermare la rivincita del pranzo al sacco e la tendenza a portarsi da casa uno snack o un pasto veloce da consumare in ufficio.
Anche i buoni pasto, per esempio, complice il ridimensionamento del loro potere d’acquisto, sempre più spesso vengono usati per fare la spesa. “Aumenta la percentuale di chi si porta il cibo da casa e la cosiddetta schiscetta (il portavivande) viene vissuta con meno remore”, conferma Marilena Colussi, esperta in tendenze e consumi alimentari e curatrice di Food Monitor. Così il pranzo “diventa un momento di socializzazione con i colleghi, grazie anche alla diffusione negli uffici di forni a microonde, frigoriferi e stanze comuni”.
Bene dunque al pasto in ufficio, purché, ricordano esperti e nutrizionisti, non si mangi davanti al monitor.
Da evitare per più di un motivo. Intanto non si stacca mentalmente dal contesto, non comporta alcun movimento prima o dopo il pasto, ci fa mangiare in maniera sincopata e rallenta la digestione. Con conseguente affaticamento nelle successive ore di lavoro. “Restare incollati alla scrivania per l’intera giornata, anche durante la pausa pranzo, svuota di energie e riduce la produttività anziché aumentarla”, sostiene tra l’altro Tony Schwartz, consulente e autore di libri su come tenere concentrati i dipendenti. Dello stesso parere anche Alllison Hemming, direttrice di un’agenzia di collocamento londinese: “Per anni ho sempre pranzato in ufficio, poi ho capito che è deleterio.
Se vedo uno dei miei impiegati con un panino alla scrivania, lo esorto ad andare a mangiarlo fuori, su una panchina. Sarà un caso – prosegue -ma da quando faccio così, gli affari vanno meglio”. E se poi proprio non potete fare a meno di mangiare davanti al pc, meglio fare qualche passo dopo pranzo per sgranchire le gambe, e soprattutto tenere sempre a mente che anche il pranzo alla scrivania prevede un galateo per evitare spiacevoli tensioni con i vicini di desk. Evitare, per esempio, di fare una serie di gaffe descritte dalla ricerca pubblicata sul Wall Street Journal svolta dalla società di consulenza CareerBuilder, che disegna quattro categorie di colleghi poco educati durante la pausa pranzo. Da chi mangia cibi dai profumi fortissimi ai colleghi rumorosi che adorano sgranocchiare con vigore, al disordinato che lascia in giro carte e avanzi fino all’invadente, che vuole assaggiare
tutti i piatti dei vicini di desk. Dunque, per mantenere cordiali rapporti tra scrivanie, sarà meglio mantenere un basso profilo all’insegna della discrezione. Decisamente più chic.
© RIPRODUZIONE VIETATA
Scopri le offerte di Buffetti Shop
Seguici dal cellulare
Buon Lavoro è su Facebook
Condividi il post con chi conosci e sui tuoi social network:


